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2019 © Pier Paolo Patti

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 ROOTS 

The roving library by Pier Paolo Patti 

Partner of project:  IGAV   KOOSHK RESIDENCY   WOMAN WAGE PEACE   TK21_laRevue

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Roots, radici, origini, passato, sono le parole chiavi della nuova ricerca artistica di Pier Paolo Patti che da una residenza durata un mese a Teheran fa partire la costruzione di una biblioteca della coabitazione pacifica tra i popoli del Medio Oriente e del Mediterraneo.

A metà strada tra un opera artistica e un’azione politica l’artista - tenendo fede alla sua vocazione - coinvolge in questo caso associazioni, Ong, Istituti di cultura di tutti i paesi dell’area MENA, chiedendo loro come contributo materiali da rilegare in libri che saranno la trama di diverse culture, di diverse storie. Documenti, fotografie, appunti, fotocopie e altro materiale proveniente da Paesi come l’Iran, la Palestina, la Libia, dai porti europei in cui sbarcano i profughi, dai luoghi in cui sono in corso conflitti civili come la Siria, lo Yemen, la Striscia di Gaza. 

Roots, origins, past, are the keywords of Pier Paolo Patti’s new artistic research that, after a month spent in Teheran, starts building a library of peaceful cohabitation among Middle East and Mediterranean populations. Halfway between a piece of art and a political action, the artist involves associations, ONG, cultural institutions of all the populations of MENA region, requesting them some material to create books that will combine different cultures, different stories. Documentations, photographs, notes and more coming from other countries such as Iran, Palestine, Lybia, from the European ports in which refugees land, from war zones such as Syria,Yemen, Gaza Strip. 

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In questo progetto artistico, Patti si immedesima in Guy Montag (protagonista di "Fahrenheit 451") per opporsi al motto Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce. Ovviamente la critica dell’artista non è contro fantomatici pompieri che bruciano libri, ma verso la strumentale veicolazione dell’informazione diffusa attraverso i media; contro i conflitti che distruggono, contro le diaspore che alimentano odio razziale e discriminazione religiosa.

Pier Paolo Patti con questa operazione vuole con un linguaggio artistico cancellare il presente e riscrivere il futuro scavando nel passato, Roots, le radici da cui può germogliare una nuova e rigogliosa pianta, portatrice di armonia e benessere tra i popoli oggi disgregati e decimati da secoli di conflitti, culturali e bellici. Lo storico dell'arte Stefano Taccone, in uno dei suoi testi, scrive della ricerca artistica di Patti: “Da lungo tempo Pier Paolo concepisce l’arte come riflessione sull’uomo e per l’uomo” e la scelta dell’oggetto libro ne è conferma: una scelta precisa in quanto il libro è lo strumento più diffuso per divulgare e tramandare il sapere, la conoscenza. Rappresenta il "mezzo" di cui qualsiasi popolazione in ogni epoca si serve e che nel tempo costruisce la storia, la memoria collettiva.

Patti parte dall'Iran con la curiosità e il desiderio tipico di chi fa ricerca. Il suo sguardo sull’Iran si traduce in immagine che racconta, a volte in prosa altre in poesia, il rapporto tra arte, politica e società supportando, di fatto, Roots con un altro codice linguistico. L’intensità del suo rapporto con la memoria e la contemporaneità del mondo, unitamente alla sua attitudine “visionaria” ma anche critica, consentono all'artista italiano di interagire con un’alterità che in Occidente risulta ancora “incomprensibile” e, per un artista che lavora da sempre sui cortocircuiti sociali del nuovo millennio – utilizzando l’arte come strumento e credendo che essa sia un veicolo fondamentale per l’emancipazione culturale -, il tema della pacifica coabitazione è terreno fertile per la sua ricerca artistica.

Essenzialmente il suo lavoro risuona di una eco tragica, analitica e visionaria insieme. Il suo rapporto l’immagine e con le scritture arcaiche è scandito da un processo di defigurazioni, slittamenti, contaminazioni e stratificazioni. 

Patti empathizes with Guy Montag (Fahreneit 451 main character) to oppose the motto “Burn all, Burn everything. Fire is bright and fire is clean”; obviously the artist criticizes the media manipulation, the destructive conflicts, the diaspora that feeds racial hatred and religious discrimination.

Pier Paolo Patti, with this operation, wants to erase the present and rewrite the future, digging up the past. Roots, the roots that give rise to a new thriving plant, symposium of harmony and welfare among populations.
Stefano Taccone wrote, in one of his books, about Patti’s artistic research: “Pier Paolo Patti has always seen his art like a reflection on men and for men” and the choice of the book is seen as a dissemination tool, a knowledge symbol, an object used by every population, in every age in preserving people’s collective memory and identity.
Patti leaves for Iran with curiosity and desire, thinking of art as research, study and social instrument. His point of view on Iran could be translated in an image that tells, in prose or poetry, the relationship among art, politics and society, supporting Roots with another language. With his intense relationship with memory and the modernity of the world, with his visionary and critical attitude, Patti interacts with an otherness that is still hard to understand in the West, and for an artist that always works on social short-circuit of the new millennium - by using art as a tool for social and cultural emancipation - the issue of peaceful cohabitation is a breeding ground for his artistic research.

Basically his artistic work is a tragic, analytical and visionary combination, a relationship with the sense of image and archaic scripture, a process of disfigurement, slippages, contamination, stratification.