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stardust

a cura di Franco Cipriano

Palazzo Ferrari, Parabita | Lecce

2021

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[...] La camera  di Pier Paolo Patti è il luogo del pensiero che riflette l’ esperienza tragica della storia. I frammenti dell’accadere sono deposizioni di resti e reliquie, archivi stratificati della memoria lacerata.  Il nudo ferro del tavolo che fa centro nello spazio come un altare di una liturgia senza Dio, è il piano dove ‘cadono’ il senso e il dis-senso delle azioni storiche. Tra il cumulo di pietre, resti di un’antica lotta o di una catastrofe della città, e la macchina ‘anacronistica’ della scrittura lasciata alle trascrizioni del visitatore, passa l’oblìo del tempo e insieme la sua resurrezione negativa, come mancanza, assenza dei nessi e degli incroci, come se ogni ‘segno’ fosse l’orma di un evento mai avvenuto ma che lascia nella storia umana le sue risonanze e gli echi, in un paradosso di trasposizioni temporali e di archivio delle assenze. Anche il video della natura umana concepente relegato ai margini della cerimonia centrale, è il frammento ormai slegato, separato, del mistero della nascita.  La storia del mondo è il teatro delle relazioni tra le Forme (Junger). I conflitti sono, nel profondo, conflitti tra Forme. L’ideologia della storia progressiva urta e si decompone contro la insurrezione del desiderio del possibile, le Forme si spaginano in un ‘catalogo’  intransitabile della memoria del presente che ha in grembo le ‘figure’ morte del passato. Nella  conflittualità delle “forme del tempo”, tra rivolte e restaurazioni,  insorge la malinconia di un riflesso ‘sacro’ della vita, deposto e oscurato nelle reti dei sistemi della tecnica. La camera di Pier Paolo Patti appare come il templum  senza idola, scenario di naufragio del soggetto, della stessa contemporaneità dell’arte, che invoca ancora la parola possibile d’una salvezza. [...] Franco Cipriano

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