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2019 © Pier Paolo Patti

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 BOOKS OF INNOCENCE                                                                  

Installazione ambientale

"...Patti infine non è da meno a nessuno per quanto riguarda il duro confronto con gli orrori della storia umana più e meno recente, così come rispetto a piano dei riferimenti alla cultura giudaico-cristiana,  ma più che il dualismo luce-tenebre egli ne coglie qui un altro non meno topico, quello candore-cruenza. A chi è intriso di cultura plastico-visiva balenano subito i contrasti pittorici tra il bianco manto lanuginoso di un agnello sacrificale e le stille di sangue – si pensi, per limitarci ad un solo esempio, al degno agnello che sta ritto su un altare nello scomparto centrale del Polittico di Gand (1426-1432) di Jan ed Hubert van Eyck: dal suo petto fuoriesce un fiotto di sangue che va direttamente a colmare un calice posto alle sue zampe.  Esempio di origine verbale, eppure di grande evocatività visiva è poi – sempre per limitarci ad un solo caso tra i mille possibili – quello dei vegliardi dell’Apocalisse di Giovanni – ancora lui! -, coloro che, avendo attraversato «la grande tribolazione», «hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello».  «Ogni giorno d’ogni mese d’ogni anno in tutto il mondo», canta il giovane Frankie Hi-Nrg, «la violenza comanda le azioni di uomini e nazioni: sesso, razza, religioni, non mancano occasioni per odiare, ma dobbiamo ricordare che siamo libri di sangue.. tutti libri di sangue...». Il cantante umbro rappa queste parole nel 1993, all’alba di un nuovo – od apparentemente tale – ordine mondiale. A distanza di un quarto di secolo Patti non sembra vederla e pensarla troppo diversamente"...    (Stefano Taccone)

II - 2018

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 TIMELESS PAPERS                                                                 

LEGGERMENTE FUORI SEDE

Edizioni indipendenti

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Leggermente Fuori Sede

V - 2017

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 WOR(L)DLESS                                                                  

Doppia personale di Pier Paolo Patti e Ciro Vitale

La Villa des artes - Parigi

"...I pericoli che si annidano tra le pieghe di questa apparente reciprocità tra il reale e il suo ritratto è oggetto di indagine in uno degli ultimi lavori dell’artista italiano Pier Paolo Patti, presentato per la prima volta in occasione della mostra presso ‘La Villa des artes’. Nei 200 frame su carta fotografica che compongono Wor(l)dless, il video sopravvive solo come simulacro: il nastro narrativo che si snoda dinnanzi agli occhi dello spettatore, infatti, è il risultato di tagli e furti da campagne di documentazione che riguardano geografie in conflitto, la cui conoscenza è sempre offerta dietro il filtro della parzialità necessaria alla legittimazione degli equilibri mondiali. 

Smontando e rimontando il racconto per immagini, Patti smaschera i gangli e gli ingranaggi della ‘macchina del consenso’ e offre un nuovo punto di vista da cui osservare l’orizzonte degli eventi storici, invitando a una maggiore decantazione del giudizio. Giudizio che si fa intimo, privato, deflagrando in una più ampia riflessione sul dolore nei suoi Quaderni in cui, come in un diario, si raccolgono fotografie, disegni, appunti, percorsi da una lunga linea rossa ininterrotta, simile a un elettrocardiogramma piatto o al Unmei no akai ito, a ricordare quanto dolore unisca il destino di popoli divisi dalla violenza della guerra"...    (Carla Rossetti)

La Villa des artes

V - 2016

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 PROFEZIA                                                                   

Installazione/performance

Stazione creativa - Sesto San Giovanni, Milano

a cura del collettivo Di.St.Urb.

 

Nella trama di  segni, visioni, tracce, materie, forme, suoni, voci, emerge un arcipelago in cui le isole sono echi che si inseguono, si incrociano e si attraversano, rivelando insieme il possibile e l’impossibile del linguaggio, che ha le intermittenze tra presenza e assenza, tra memoria e oblìo. L’opera è soglia dove il manifestarsi concettuale appare come un’eco dell’inspiegabile, proiettata verso un’alterità della Storia “incomprensibile” dalla razionalità stabilizzatrice delle forme.  PROFEZIA è “ascolto” del Tempo che si fa rivelazione del linguaggio sui confini del senso. È  visione del naufragio dello “sguardo che attraversa l’oceano” e trova orizzonti intransitabili,  è l’insorgere dell’ethos che si muove nella crisi apocalittica dell’epoca. È un pensiero-segnale che interroga il linguaggio come luogo del conflitto e della crisi – mappa “apocalittica” delle narrazioni storiche, culturali – realistiche o simboliche – del tempo.
Come in “stazioni” o “capitoli” di un sospeso itinerario, avviene una “opera comune” di singolarità che “migrando” l’una verso l’altra si annodano in un tessuto di mutamenti e analogie, contrasti ed evocazioni, nell’estrema memoria dell’arte dove il linguaggio può intercettare le tonalità dell’immemorabile. 

 (Franco Cipriano)

Spazio MIL   Catalogo

IV - 2016

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 FRAGMENTS                                                                     

Installazione ambientale

Unusual Gallery, Caserta

Catalogo

X - 2015

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 S.O                                                                                       

Installazione ambientale

Resurrectio - Abbazia di S.Pietro a Ruoti, Bucine - Arezzo

a cura del collettivo Di.St.Urb. e Artlante

Crocevia di linguaggi che risuonano nella distanza del loro provenire ‘simbolico’, in ciò che separa-unisce il visibile e l’invisibile, l’evento “Resurrectio” è un allestimento performativo dove il tempus costruens è tempo di epifanie, di riflessi relazionali e di controversie della memoria, gorghi di senso nel corpo esposto dell’arte medesima. Nei passaggi della profondità spaziale dell’Abbazia un itinerario di rivelazioni, tra apparizioni e risonanze – nella circolarità d’immagini, forme, gesti, suoni, scritture, voci e materie – compone un palinsesto di accadimenti che articola i vuoti e i pieni, l’interno e l’esterno dell’architectura. La trama ‘polifonica’ del gesto artistico si rappresenta come spazialità del pensiero. Si attraversa l’ordito invisibile, segreto, delle ombre e degli echi che eccedono il senso nel legame ‘incomprensibile’ che percorre l’itinerario dei linguaggi. In ritmo di ‘stazioni’ o ‘capitoli’ di una via della memoria accade una ‘opera comune’. Incroci di singolarità che si annodano in un tessuto di mutamenti e analogie, contrasti ed evocazioni. Nell’estrema memoria dell’arte è il ‘sentimento’ dell’Immemorabile.  (Franco Cipriano)

Catalogo

VII - 2014

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 PENTECOSTE                                                                                       

Installazione ambientale

Resurrectio - Abbazia di S.Pietro a Ruoti, Bucine - Arezzo

a cura del collettivo Di.St.Urb. e Artlante

"...Non c’è solo il tempo che si consuma e il tempo che matura. C’è, una volta accaduto, il tempo che torna.

È lo spuntare dell’eterno nel durare. L’incarnarsi, una volta accaduto, è per sempre. È il passato che non passa. È il futuro che fu.

È la luce nella carne. Il primo passo che sempre sarà." (Giuseppe Limone)

Catalogo

VII - 2014

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 DEKODER                                                                                       

Installazione ambientale

Catacombe di San Gennaro, Napoli

Utilizzare un sistema di videosorveglianza come opera dʼarte fruibile e pubblica ribalta interamente il concetto stesso di “controllo”, a cambiare radicalmente è il ruolo del fruitore che da colui che osserva per monitorare che non accada nulla di insolito diventa colui che si pone dinnanzi al video nella ricerca che accada invece qualcosa, che lʼazione si consumi di li a poco davanti i suoi occhi, che lo renda partecipe e protagonista.
Il concetto dellʼopera in mostra ruota intorno al rapporto tra visitatore e immagine, il primo cerca in quelle inquadrature fisse il cambiamento, la rottura di una condizione di stasi, si immerge consapevolmente nella dimensione voyeuristica di chi guarda e spia nella convinzione di non essere scoperto o disturbato, ponendosi nella condizione del “controllore” appunto e quindi del gestore del potere.
Dʼaltro lato le immagini restituiscono il tempo che passa, sfidando chi osserva ad un gioco di attese generando così tensione, ponendo come spazio concettuale di incontro lʼarena dellʼazione: ovvero il luogo ripreso. Lʼimmagine statica di una videocamera di sorveglianza cattura lʼattenzione del fruitore trascinandolo nella dimensione dello spiare con il compiacimento di farlo, con la convinzione inconscia di essere al sicuro stando al di qua del vetro/monitor. Il luogo ripreso è distante, lʼeventuale pericolo altrove.
Il rapporto di forza che si genera è in perfetto equilibrio, più il fruitore dedicherà tempo ad osservare le immagini dei monitor più aumenterà la possibilità che lʼopera restituisca la sua motivazione dʼessere attraverso “lʼavvenimento”. Viceversa lʼimmagine potrebbe rimanere statica allʼinfinito lasciando allo spettatore la completa scelta del livello e del tipo di fruizione.
I luoghi ritratti nellʼopera saranno gli stessi luoghi in cui si svolgerà la mostra, lasciando aperte tutte le possibilità che quelle immagini siano riprese in diretta anzichè registrate, che ritraggano luoghi visitabili o segreti, che siano manipolate oppure no. Al fine di creare quel rapporto descritto in precedenza, la natura delle immagini è relativa al grado di attenzione che il visitatore vorrà dedicargli.

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IX - 2013

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 COMPIANTO                                                                                       

Installazione ambientale

La trasposizione di un dolore di una madre che compiange il figlio morto; che da intimo e personale diventa collettivo in seguito all’ imposizione di un confronto posto con umiltà e naturalezza. I fedeli cercano convincimento, insistentemente, in preda ad una fede cieca. Una lunga tavola imbandita, impone il confronto tra violenza e religione, in un rapporto limpido, una silente intesa che racchiude dentro di se la storia del sangue dalle crociate al terrorismo contemporaneo.

RETINA.IT

V - 2010

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