LO SGUARDO DELLE MUSE








LO SGUARDO DELLE MUSE

L’enigma femminile dell’arte - Tra natura, arte, scienza

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Palazzo Ferrari

Spazi per l’arte e la cultura - Parabita (Lecce)

1 agosto - 12 settembre 2021

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In continuità con il progetto Parabita ARTE, che l’anno scorso ha realizzato la mostra “Mater nostra”, questa estate riprende l’attività espositiva negli spazi di Palazzo Ferrari, edificio storico ducale, destinato a spazio per l’arte e la cultura. Il 1° agosto, aperta fino al 12 settembre, s’inaugura l’evento espositivo “Lo sguardo delle Muse”, con opere di sedici artiste e artisti, provenienti da diverse regioni italiane e da altri paesi europei.


“Lo sguardo delle Muse”, l’enigma femminile dell’arte tra natura, mito e scienza”, è a cura di Franco Cipriano, per “Artlante, studi e iniziative per l’arte contemporanea”. Esporrano Sara Cancellieri, Daniela Conte, Dafne y Selene, Antonio Davide, Max Diel, Gaetano Di Riso, Vincenzo Frattini, Michele Giangrande, Lello Lopez, Salvatore Manzi, MaraM, Pier Paolo Patti, Mena Rusciano, Romano Sambati, Martial Verdier, Salvatore Vitagliano. Nel catalogo testi di Daniela Calabrò, filosofa, Università di Salerno; Franco Cipriano, artista e teorico dell’arte; Andrea Del Guercio, storico dell’arte, Accademia di Belle Arti di Brera Milano; Beatrice Salvatore, critico d’arte e una poesia di Lello Agretti.


Le opere in esposizione manifestano l’articolazione plurale dei linguaggi dell’arte contemporanea, ne evidenziano le singolarità espressive nei percorsi generazionali e culturali, con esperienze di autori italiani ed europei. Dalla pittura d’immagine d’inflessione neo-simbolica alla pittura segnico-formale d’impronta lirica e meditativa, dalla ricerca fotografica di concettuale iconismo, alle pratiche istallative e di video arte, nuove vie dell’espansione spaziale e immaginativa dei linguaggi visivi, la mostra configura un itinerario di sguardi sulle differenze dell’operare artistico come ‘pensiero visibile’, ‘materia di senso’, ‘tecnologie generative di linguaggio’.


Nel diramarsi dei linguaggi e dei loro dispositivi operativi si rivelano le persistenze e le mutazioni del senso dell’opera d’arte, declinata su molteplicità del fare ‘creativo’ come ‘gesto esperienziale e ‘generatore’ dell “altrove delle cose”.

Nello “sguardo delle Muse” – nel ‘desiderio originario’ di essenzialità dell’arte come “mundus imaginalis” – i linguaggi dell’arte riflettono la loro ‘potenza’ del possibile, per altre forme e nuovi segni. Nel realizzarsi del gesto espressivo generativo di ulteriorità ‘ri-conoscente’ del senso e non-senso delle cose, si attraversano vie imprevedibili che aprono inaudite visioni del fare e del percepire. È la rivelazione di un “altro sguardo” che l’arte, nella sua eccedenza dai sistemi dei dispositivi univochi del visibile, cerca di generare, ‘aprendo’ dimensioni sconosciute del ‘sentire’, nel paradosso del ‘dentro e oltre’ lo scenario ordinario del mondo quotidiano. Il farsi delle espressioni è memoria dell’enigma del loro ‘concepimento’, icona del desiderio ‘riflessivo’ dell’amore per l’altro, eco della ‘originarietà’ e del destino della “volontà d’arte” come nascimento di ‘altre presenze’. Le opere de “Lo sguardo delle Muse” sono un percorso ‘polifonico’ dell’esperienza artistica che risuona della sensibilità ‘differente’ del femminile, grembo-radice di infiniti ‘nuovi mondi’. In ‘ascolto’ delle profondità invisibili, nelle opere ‘sensibili’ nell’arte persiste una ‘utopia’ del senso delle cose, che traluce tra materie e segni, tra immagini e forme, tra corpi e luci. Nella luce d’ombra del suo manifestarsi, lo ‘sguardo delle Muse’ riflette l’inspiegabile del mondo – o, forse, potentemente lo ‘crea’, volendo ‘amare’ l’impossibile nelle sue ‘misteriose’ sorgenti.


Natura, mito e scienza sono i ‘luoghi’ di un incrocio che nelle opere, in differenti emergenze e opzioni di linguaggio, rende la materia di senso un ininterrotto interarsi di memoria e presente, di immanenza e trascendenza, di caso e necessità.Attraversando gli spazi di Palazzo Ferrari, s’incontrano riflessi del reale e sue trasfigurazioni, segni metaforici, simbolici e alterazioni corporee, ‘scritture figurali’ e gesti immaginativi di echi analitico-sociali e di ‘’apparizioni’ performative. “Lo sguardo delle Muse”, nel ‘viaggio’ nell’alterità dell’arte, ambisce condurre la ‘sensibilità’ del vedere a un circuito di sollecitazioni, rompendo gli schemi rassicurantidelle uniformità di linguaggio. Tra le spirali, le pieghe, le fratture, i frammenti, le visioni, le metamorfosi risuona l’ enigma: l’arte ‘dice’ o ‘è detta’? Fa nascere il possibile, oppure è ‘essenza’ dell’impossibile, un respiro sempre ‘eccedente’, eco di un pre-umano dell’umano, nel tempo e oltre il tempo, in un non-dove nel quale natura, mito e scienza hanno il loro arcaico inizio.

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