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SOTTOSUOLI_profondità della superficie

June 7, 2018

 

 

 

 

 

SOTTOSUOLI
Profondità della superficie

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Franco Cipriano - Antonio Davide

Pier Paolo Patti - Ciro Vitale

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LA METROPOLI SENZA PERIFERIE

STAZIONE CREATIVA - 7 giugno 2018
Spazio MIL - Sesto San Giovanni

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“Estragone, Allora non venire a rompermi le scatole coi tuoi paesaggi! Parlami del sottosuolo”. S. Beckett Aspettando godot

Se le periferie metropolitane sono i margini di senso della città nel suo ininterrotto procedere verso “le forme della nuda vita” dell’ultimo tempo del moderno, il tempo dell’accadere nella perdita e nell’indistinzione delle esistenze, il sottosuolo della città è periferia verticale della memoria urbana. Il ventre sotterraneo della metropoli napoletana, “vuota” discontinuità dello spazio, abitato dalla memoria di un oblìo disperatamente in cerca di una immagine e di un evento che ne dia senso, in una addensarsi di ri-velazioni di corpi, gesti, parole ignote, incomprensibili, camminamenti verso un immaginato non-dove, da ombre del tempo che sfuggono ad ogni fissità di narrazione storica perché stratificate in spazi, materie, miti, narrazioni, che si con-fondono e si contra-dicono, in immagini latenti che la memoria non fa emergere se non nel suo sprofondamento geo-antropologico, come uno scavo nell’anima invisibile della città. La NeaPolis, la “città nuova”, ha dentro di sé i sotterranei della memoria, arterie del senso che disdicono la definizione della città “superficiale”, come le periferie metropolitane contraddicono la centralità urbana. Gli spazi labirintici della città sotterranea napoletana sono un palinsesto di cisterne e cimiteri, case e officine, negozi e discariche, luoghi di dolori, odi e di amori, di speranza e di terrore… , memoria della città che ha le sue cavità, dove il tempo si ritrae in enigmi e misteri incomprensibili, a volte irraggiungibili, sospesi tra vita e morte, avvolti in arcaiche aure . Segnate da storie nascoste, ignote, a volte inconfessabili, percorse dai canti del silenzio e dai corpi di ombre che ne attraversano i labirinti. Gesti, suoni, scritture e parole che risuonano nell’assenza della vita quotidiana della città d’interrogazioni del destino della città stessa, soglie dove lo sguardo ritrova la propria originarietà di visione della terra del mito sconosciuto, in cui si riflette l’invisibile della vicenda umana. 


Ogni azione umana e i suoi spazi hanno sottosuoli. Della storia facciamo esperienza delle superfici ma i suoi silenzi, i sottosuoli della memoria, sono il fondo sul (a volte nel) quale essa accade e immagina le sue “figure”. Corpi della memoria e dell’oblìo, del sogno e della realtà, gli angeli del sottosuolo annunciano nell’arte e nella narrazione performativa la “commedia tragica” del senso della città “superficiale”. Laboratorio del profondo e della alterità, i sottosuoli sono periferie che rivelano il tempo dell’addio e della rinascenza, incrociati in una profetica oscillazione tra il “sotto” e il “sopra” della vita urbana, in un alternarsi di memoria e dimenticanze, di silenzi e di grida, di canto e di seducenti corporeità. 
L’evento propone una “delocalizzazione” del sottosuolo di Napoli, uno spostamento visionario dello spazio e dei segni che nel corso del tempo ne hanno “abitato” la memoria, perdendosi e ritrovandosi in essa, e anche accedendo come da un porta del tempo a nuove forme di esperienze che attraverso la cavità della terra ci dicono del senso o del non senso della storia. Come l’arte nei suoi ininterrotti percorsi cerca di dirsi nel e oltre il suo disagio, in inesauste rappresentazioni della propria impossibilità, il sottosuolo è il luogo dove gli eventi sono immersi nella inattualità della loro contemporaneità, accadimenti che oltrepassano il linguaggio per sospendersi sulla soglia delle rappresentazioni, in un deporsi di immagini, gesti, parole, suoni negli anfratti dove risuonano i silenzi e le muffe terrestri, accolti dal tufo caldo e poroso che è la materia scavata come intestino senza soluzione, di dove è passata la materia medesima della città di superficie.

 

Nel corpo della Napoli storica e sociale, vitale e controversa narrazione di porosa e intensa vita quotidiana, il sottosuolo è l’eccedere dello spazio urbano, il passaggio che riflette, nella sua labirintica articolazione, la profondità allarmata della città, sempre sul punto di un tramonto che nelle sue oscurità contiene l’aurora possibile.

 

 

 

 

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